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10/06/2012TERREMOTO IN EMILIA - Esperienze: parla Stefano Orsoni
Premessa: far raccontare della propria esperienza a chi è partito volontario è difficile, come scoprii tre anni fa al tempo del terremoto in Abruzzo. Credo allora di aver capito che il maggior impedimento è un estremo senso di pudore per le vicende vissute in situazioni così difficili e soprattutto il non volersi mettere in mostra: ma l'esempio in certe cose è fondamentale ed è giusto condividere con gli altri quanto avvenuto perché potrà comunque tornare utile.
Questo è il diario di Stefano Orsoni al COC di San Prospero, più o meno come l'ha scritto - giorno per giorno - su Facebook; e una volta tanto siano benedetti anche i social network.
Stefano Batisti
4 giugno h 12,01
Partenza con la Protezione Civile per una settimana di volontariato tecnico.
Destinazione San Prospero.
Il resto... aspetterà
6 giugno h 8,40
E’ passato il primo giorno. E’ durato un’eternità. Partenza alle 6,30 da casa. Alle 8,20 già operativo al C.O.C. di San Prospero. Le mie mansioni sono di organizzare le squadre per i sopralluoghi , predisporre il materiale tecnico, gli aggregati strutturali, i dati catastali, ma prima ancora raggruppare per zone e per edificio. C’è la cernita tra sopralluoghi speditivi e più accurati (Aedes). Peccato che siamo a quota 975 richieste di sopralluogo !!!
Si passa dalle abitazioni alle unità produttive, dalle stalle ai negozi.
Intanto i cittadini vorrebbero delle risposte di tipo tecnico circa l’agibilità della propria abitazione o quando previsto il sopralluogo. Parallelamente si presentano imprenditori che, con il fabbricato intatto, vorrebbero ripartire con la produzione pena la perdita di ordini, lavoro e rischio chiusura. Peccato che si scontrano con la recente Ordinanza della P.C. che impone la verifica sismica con le norme attuali. E’ praticamente impossibile. E’ come chiedere ad un auto del 2000, o anche prima, che rispetti le emissioni Euro 5. Di contro è prioritaria la sicurezza dei lavoratori.
Subisco qualche giramento di testa ma sembra tutto fermo. I locali non ci fanno neanche più caso.
Alle 17 dalla cucina ci mandano del gnocco fritto e ci sentiamo coccolati.
C’è collaborazione da parte della popolazione sia in mensa che ai turni di pulizia, ma guarda caso qualcuno si auto-deroga dai turni.
Non si sa ancora se c’è una branda per la notte. Male che vada torno a casa e alla mattina riprendo al C.O.C. Peccato che non avevo fatto i conti con la mole di lavoro da organizzare. Alle 21 siamo ancora lì, io ed un'amministrativa dell' Uff. Tecnico che ci mette anche l’anima, per smistare i sopralluoghi. Alle 22 mi danno il braccialetto giallo che funge da pass per il campo tende. Recupero una borsa lasciata in macchina per il cambio e mi preparo il letto con lenzuola pulite offerte dalla PC.
Come già riscontrato in Abruzzo i volontari sono molto collaborativi e si danno un gran da fare. Vista la numerosa presenza di musulmani la cucina prevede pasti differenziati escludendo carne di maiale.
Per fortuna la stagione è buona e non si accusa freddo o caldo particolare.
Una telefonata a casa per rassicurare che tutto procede bene e che per il compleanno di Giada (mia figlia più grande) alla sera sarò a casa anche se dovrò fare la spola. Non capisce ancora perché il suo papà ogni 2 o 3 anni sparisce per andare in campeggio con degli sconosciuti per lavorare. In realtà ha capito benissimo ma non lo accetta di buon grado.
Di notte il campo tende si esprime in tutto il suo disagio. C’è chi torna alla 3 perché non va a scuola o al lavoro e fa casino con la lampo della tenda, il bambino che piange qualche tenda più in là, due extracomunitari che parlano fuori dalle tende come se fossero al bar. Peccato che sia notte fonda.
Tra le ronfate degli altri componenti della tenda, provo ad aggiungere la mia russata ora pare che sia tutto più silenzioso. Domani sarà un’altra giornata di super lavoro per cercare di recuperare l’arretrato.

7 giugno, h 7,25
Secondo giorno. Alle 7,20 un po’ ammaccato da una notte non molto riposante, mi appresto ed una colazione frugale. Sul tavolo degli alimenti messi a disposizione c’è un po’ di tutto, ma anche un volontario della popolazione pronto a spalmare marmellata o nutella sul pane. Mi sembra un’esagerazione ma forse è per non dare confezioni troppo grandi che, non consumate completamente, vengono poi buttate.
Un caffè è fondamentale per affrontare un’altra giornata in prima linea.
Le squadre dovrebbero arrivare verso le 8,30-9,00 ma non è ancora tutto pronto per i sopralluoghi. Inizia subito la confusione perché si forma la fila di cittadini che chiedono informazioni di ogni tipo. Non si sa perché ma vengono tutti dirottati da noi (Protezione Civile – rilevamento Danni) distraendo dalla funzione principale di coordinamento delle squadre per rilievi inagibilità. Si inizia subito facendo sei cose tutte insieme con estrema fatica e rallentamenti. Ognuno ha bisogno di un’informazione da altri ed inizia il reciproco disturbo. Anche le squadre hanno dei dubbi legittimi su come compilare le schede, richieste di dati, chiarimenti e precisazioni. Si rivolgono a me convinti che io abbia sempre la soluzione in tasca. Provo a dare risposte ragionevoli e di buon senso uniformando con quanto già detto ad altri in precedenza. Capisco che su alcuni aspetti c’è totale insicurezza. Organizzo una mini riunione delle quattro squadre Aedes sulle recenti disposizioni e procedure di Protezione Civile. Mi annoto gli indirizzi dei sopralluoghi assegnati ad ogni squadra sperando di completare la documentazione a corredo in giornata. Faccio partire le squadre avvisando che non abbiamo avuto il tempo materiale di avvisare i cittadini e quindi per oggi avranno anche tale incombenza.
Mi rendo conto che non posso fare da coordinatore, segretario, tecnico per dati, risolutore di problemi, ricevere i cittadini e dare risposte alle amministrative che devono emettere le ordinanze di inagibilità. Cerco qualche dipendente comunale che avevo visto vagare senza meta tra le scrivanie. Facendogli capire che potrebbe essere molto utile se mi aiuta, gli insegno al volo come cercare e stampare gli aggregati strutturali da allegare alle schede. Capisce la situazione e si mette di buona lena, ma con problemi iniziali d postazione non collegata ad internet e stampante. Continuo a ricevere i cittadini che chiedono quando andremo a fare il sopralluogo. Siamo arrivati a 1.050 richieste, di cui solo poche replicate per ogni scossa. Si arriva all’apoteosi quando un ragazzo turco chiede l’agibilità per tornare in casa ma l’inagibilità per avere il rimborso di un acquisto di un mobile ordinato il giorno prima della prima scossa. Solo lui mi impegna 15 minuti con la fila che aumenta.
Occorre studiare come risolvere la comunicazione degli esiti di fruibilità rilevati dai VVF. Per fortuna nei paraggi trovo il Sindaco, il funzionare dei VVF ed il Capo Area Tecnica. Li prendo fisicamente per mano per riunirli e sottopongo loro il problema. Eh si, è diventato un problema perché ognuno lo aveva risolto come meglio credeva senza coinvolgere gli altri, ma così le risposte erano contraddittorie e hanno creano confusione. Si stabilisce come fare e cosa dire. Verrà fatta una lista da me degli immobili fruibili ed una comunicazione a firma del Sindaco che spiega per quale motivo non fa un’ordinanza di fruibilità per ogni immobile. Con l’aiuto di un altro volontario predisponiamo la lista un’ora dopo la riunione. Il capo area tecnica, che doveva fare la comunicazione…. è sparito senza lasciare nulla !
Intanto arrivano i cittadini che hanno ricevuto un’ordinanza di inagabilità. Chiedono spiegazioni e vengono dirottati da me… figurarsi ho scritto sulla divisa Protezione Civile e Geometra. Da chi andare ??? Chiedono spiegazioni, ma c’è già scritto tutto, basta leggere. Capisco però immediatamente che vogliono sentirselo dire un po’ perché sperano di aver letto male un po’ per trovare un conforto. E’ più una seduta da psicologo piuttosto che una consulenza tecnica, ma è di questo che hanno bisogno. Vanno via con gli occhi bagnati ma ringraziano di aver avuto 5 minuti di una persona che li ha ascoltati e compresi nel loro resoconto di una vita di risparmi e sacrifici che entro qualche giorno devono demolire !!!
Assorbire e condividere questi problemi essendo comprensivi è un ulteriore sforzo, ma non mi posso fermare.
Passata l’ora di pranzo, non mi sono ancora fermato, però devo cercare una squadra che si è fermata un quarto d’ora in mensa per il ristoro. Li trovo nei pressi della cucina. La divisa della Prot. Civ. in cucina, normalmente interdetta ai non cuochi, accompagnata da un sorriso ed una richiesta se tutto andava bene mi fanno entrare nelle grazie di due cuoche volontarie del posto alle quali si aggiunge un’altra di Bologna. Appena scoprono che non ho ancora mangiato inizia la gare a chi mi porta più roba di vario genere ed assortita. Finisco di dare le disposizioni per le quali mi ero mosso ed è già pronto un tavolo all’ombra con ogni prelibatezza locale. Mi faccio coccolare da queste signore che non vedono l’ora di raccontarmi la loro esperienza.
Il pomeriggio vola correndo di qua e di là. Le persone che si sono rese disponibili o che ho precettato sono efficaci. Si intravede un sistema che inizia a girare ma va ancora oliato. Il problema è la turnazione dei dipendenti comunali che inceppa la macchina. Inizia a tornare le prime squadre e per evitare dubbi ed incomprensioni metto in collegamento diretto un amministrativo per ogni squadra che recepisca nel dettaglio i punti salienti per l’ordinanza di inagibilità.
Organizziamo i sopralluoghi del giorno successivo. E’ già un successo perché siamo quasi in anticipo, o meglio, non in ritardo come nei giorni precedenti. Passa anche l’ora di cena, una squadra non è ancora rientrata. Alle 21 l’ufficio è praticamente deserto ma non sono stati ancora avvisati i cittadini che avranno il sopralluogo domani. Mi metto all’unico telefono disponibile del Comune e faccio io una trentina di telefonate. Passa il Comandante della Polizia Municipale e gli chiedo di intercettare nel campo o dove lui sa, chi non risponde neanche al cellulare.
Intanto fornisco di documentazione le squadre che stanno finendo di compilare le schede. Anche loro sono cotti ed ogni tanto ci perdiamo in un bicchier d’acqua.
Verso le 22 decidiamo di chiudere e provo a sfruttare le nuove amicizie in cucina, visto che la mensa è ufficialmente chiusa. Appena varco la rete di delimitazione vengo preso sotto braccio dalle cuoche, servito riverito di ogni prelibatezza anche fuori menù. Salta fuori anche una bottiglia di pignoletto ed il limoncello finale. Una festa !
Dopo un complimento sul gnocco fritto fatto ieri, partono le ricette e le relative varianti. Le ascolto volentieri così mi distraggo un po’. Il clima è sereno e ci voleva una cena normale anche se con persone appena conosciute. Mi congedo dopo aver tentato di rifiutare il bis ed il tris.
Raggiungo la tenda condivisa la popolazione e appena mi corico mi aggredisce la voglia di vedere ed abbracciare le mie bimbe e mia moglie. Presto lo farò.

8 giugno, h 7,11
Terzo giorno. Sveglia alle 6,30 . Stanotte è andata meglio. Quasi sei ore di sonno continuativo. Sfrutto l’orario per approfittare della doccia libera (ieri c’era la fila). Alle 7,30 colazione e via subito per predisporre i sopralluoghi. La mattina vola correndo di qua e di là. Arriva un imprenditore imbufalito con 15 dipendenti ancor più ingastriti. Se la prendono con me come rappresentante della Protezione Civile e quindi come colui che ha firmato l’ordinanza per il blocco di tutte le attività produttive anche se i capannoni non sono lesionati. Con un po’ di mestiere e riferendo quanto ho appreso da poco si calmano. In sostanza oggi Napolitano incontra i sindaci terremotati e quindi per un’operazione di marketing il Decreto di modifica dell’ordinanza verrebbe firmato dopo l’incontro. Se ciò non succede sarà un vero problema perché le aziende progressivamente chiuderanno per non poter rispettare le consegne, prendere nuovi ordini, etc.
Sarebbe la botta definitiva per questo territorio martoriato e tremolante.
A metà mattina scena da film. Nella chiostrina tra biblioteca e locali culturali che sono stati sequestrati e convertiti per fare il COc (Centro Operativo Comunale) un magrebino inscena una protesta molto animata perché pretende di avere una camera d’albergo per sé e per la sua famiglia. Chiaramente il conto lo pagherebbe il Comune o la Prot. Civile. Non si capisce per quale motivo tutti stanno in tenda o nella palestra e lui vorrebbe andare in albergo, però non si calma e dà in escandescenze. Si sdraia in terra ed inizia ad urlare come preso da crisi epilettica. Arriva due carabinieri volontari grandi come il container della cucina e con le “buone” maniere sistemano la situazione. Poco dopo viene messa un’unità mobile (poco più di una roulotte) dei Carabinieri all’ingresso del campo.
Nel quarto d’ora di pausa per pranzare vado a controllare la macchina che non sia parcheggiata in una zona che è stata chiusa per pericolo crollo. Riesco a vedere con i miei occhi gli effetti delle varie scosse. I fabbricati costruiti decentemente sono in ordine e non sono evidenti lesioni esterne. I fabbricati più vecchi o mal ristrutturati paiono bombardati.
Il tempo di fare due foto più per congelare e poi comprendere gli errori costruttivi altrui ed evitare di ripeterli.
Scopro che un modulo basilare da inviare quotidianamente al Dicomac (comando generale) non è stato mai spedito in nessun giorno, ma neanche elaborato. Corro ai ripari, sequestro quattro volontarie di Piacenza, le istruisco e le metto a fare 1040 schede a mano! Il pomeriggio vola con i soliti casini, tanti ciappini iniziati che non si riescono a chiudere e continue interruzioni.
Magicamente entro le 19 le magnifiche quattro hanno fatto gran parte del lavoro senza alzare neanche la testa dalle schede.
Improvvisamente arriva una gran botta con un rumore che sembra come una porta pesante che sbatte. Un attimo di smarrimento… soccia è il terremoto. Ci alziamo in piedi ma per fortuna è già finita. E’ stata una scossa sola. Indossiamo il casco per sicurezza ed un po’ per ridere e continuiamo a lavorare (vedi foto).
Alle 22,30 abbiamo fatto tutto o quasi. Conto di sfruttare le amicizie delle cuoche per non rimanere a digiuno. Nell’avvicinarmi incontro il capo campo che senza fatica mi convince a partecipare alla cena congiunta VVF + Prot. Civile improvvisata poco prima sfruttando la fornitura di qualche volontario di un modesto quantitativo di cozze ( 25 kg.). Ora credo che la spaghettata sia pronta e posso finalmente cenare (vedi foto).
A cena faccio due chiacchiere con le ragazze della assistenza pubblica locale che di giorno lavorano ed alla sera fanno servizio. Anche questo mi aiuta a svagare, ma alla fine si casca sempre lì. Si parla del terremoto e mi raccontano come l’hanno vissuto. Come tutti i grossi problemi più ti sfoghi e più esorcizzi le ansie e le paure.
Ripenso alla giornata e a qualche amico che mi ha telefonato per salutarmi e ringraziarmi di quello che sto facendo. Mi fa piacere ma non credo di essere un eroe. Sto solo facendo quello che mi sento. Anzi di più, mi sento in dovere di farlo. Mi ritengo un fortunato. Ho una bella famiglia, un lavoro ed una bella casa. Certo potrebbero andare meglio alcune cose , ma sta andando comunque bene e soprattutto potrebbe andare moto peggio. Non credo che donare un po’ di tempo, energie e capacità mi priverà di qualcosa, anzi credo sia un arricchimento. C’è chi fa il volontario quotidianamente, nel silenzio e con maggiori risultati. Mi fanno un po’ arrabbiare alcuni clienti che mi telefonano e non capiscono che non posso essere presente ed efficace nell’immediato come al solito. SI ritengono loro privati di un servizio. Considerando che non sono mai questioni di vita o di morte pur di calmare la loro ansia espongono il problema e vorrebbero che da qui lo risolvessi. Cero che fare una visita in cantiere o procedere con un progetto da qui non è possibili salvo fermare il tempo ed essere teletrasportato. Probabilmente se capitasse a loro quello che stanno vivendo quelli del posto capirebbero che esiste anche un altro mondo oltre il loro. Siamo immersi in una società prevalentemente individualista e forse fare del volontariato, rinunciando al compenso del lavoro non svolto, aiuterebbe a cambiare approccio con la vita e con gli altri.
E’ quasi mezzanotte è ora di andare in branda. Penso alla facciotta di Greta (mia figlia piccola) che ogni volta che sente una canzone usata nel film dele vacanze dove è ripresa che sta giocando con la sorella sullo scivolo, con occhi sgranati mi dice : “Papà codi gigiolo ? “ tradotto Papà ti ricordi lo scivolo ?
Domani sera faccio un salto a casa e le rivedrò per qualche ora.

9 giugno, h 10,52
Quarto giorno. Mi sveglio alle 5,30, oggi sarà durissima perché la ragazza dell’Uf.f Tecnico, Elena, si è presa un giorno per andare dai tre figli al mare. Più che legittimo visto che ha fatto 14 ore al giorno dal 20 maggio, compreso sabato e domenica. Mi vado a lavare ed incrocio la ronda dei Carabinieri che non avevo visto le altre mattine. Fatima una signora musulmana è già operativa in cucina e mi serve la colazione. Faccio fatica a capire cosa mi ha detto ma scherzando si è lamentata del casino che abbiamo fatto la sera prima con la spaghettata con i VVF.
Qui si vive in un’altra dimensione. Niente notizie da tv, radio o giornali. Non che non ci siano ma non c’è il tempo per fermarsi ed aggiornarsi neanche da internet. Ho appreso della scossa con epicentro al largo di Ravenna da mia moglie in una telefonata serale. Qui le priorità sono altre. Squadre da mandare in giro ed organizzarle affinché facciano più sopralluoghi possibili. Siamo arrivati a quota 1.100 richieste di sopralluogo. Con le forze attuali ci vorrà ancora un mese, sperando che non vengano altre scosse forti, altrimenti….. sono tutte da rifare !!! Eh si. E’ proprio così se viene un’altra scossa tutti gli immobili fruibili, agibili, o con prescrizioni di intervento urgente andranno visionati di nuovo e fatta di nuovo l’analisi. Sarebbe un delirio.
Mi viene in mente che ogni sera quando mi siedo sulla branda prima di dormire, ho la sensazione dell’ondeggiamento, una sorta di mal di terra. Per chi non lo conoscesse è quella sensazione che hai quando torni a terra dopo essere stato tutto il giorno in barca. Ti si muove sempre tutto ondeggiando quando sei sulla terraferma ma non avverti quella sensazione quando sei in barca. Forse mi sto abituando alle scosse continue quando sono in piedi ed appena mi corico cambia l’asse di oscillazione ed avverto l’ondeggiamento. Mah, sarà così ? E’ un mistero, però la sensazione è chiara ed inequivocabile !!
Inizio a lavorare in Biblioteca alle 6,30. Perfetto non c’è nessuno, silenzio, non c’è il pubblico e nessuno mi chiede niente. Concentrazione massima. Si, bene, però sento le travi in legno lamellare scricchiolare in continuazione. Per stare dalla parte dei bottoni indosso il casco e procedo, intanto non c’è nessuno e non mi prendono per matto.
Quasi involontariamente inizia una spontanea riorganizzazione di spazi, mucchi di istanze, raggruppamenti. Faccio inserire tutte le nuove schede in computer e le faccio dividere per strada. Scrivo la procedura per le istanze in ingresso così da evitare che ogni tre schede una sia carente di informazioni basilari per definire la squadra da inviare. Tiro le orecchie all’urp che non deve accettare le istanze carenti di informazioni obbligatorie. Faccio una lista dei numeri utili e la metto sul pannello in legno a muro, ben in vista.
L’ufficio assume un altro aspetto, nel frattempo sono arrivati i dipendenti comunali per le ordinanze ed inizia il loro lavoro con maggiore efficacia e meno interruzioni. Poi inizia il pubblico e parte la rumba: Perché da me non è ancora venuto nessuno a vedere? Ho visto le squadre vicino a casa mia, perché già che c’eravate non siete venuti da me ?
Poi un nuovo problema. Chi ha ricevuto un ordinanza di sgombero, intervento urgente o inagibilità vuole maggiori spiegazioni. Le devo dare io che non ho visto l’immobile !!!
Continuano ad arrivare maree di nuove richieste di sopralluogo. Dovendole dividere per tipologia di danno dichiarato mi rendo conto che la maggior parte denuncia piccole lesioni o verifica generica. Sono passati 4 giorni dall’ultima scossa. Chi ha avuto veramente delle lesioni si è già presentato. Allora questo è una altro terremoto. E’ di tipo psicologico. I cittadini hanno bisogno di sentirsi rassicurati. Vedendo una squadra Aedes o di VVF che entra in casa e li rassicura dichiarando che è tutto a posto si sentono meglio. Lo sapevano già perché le lesioni non c’erano, lo hanno dichiarato loro stessi, ma sentirselo dire da qualcuno in divisa ha effetto ansiolitico. E’ più che comprensibile.
Le nuove ragazze di Piacenza che mi stanno aiutando hanno fatto un lavoro egregio seppur ripetitivo e poco gratificante ma senza battere ciglio. Mi rendo conto che le ho sfruttate per fare qualcosa ben al di sotto delle loro capacità, ma al momento era di quello che avevo bisogno. Entriamo però subito in sintonia ed inizio a far fare a loro cose più delicate dove occorre metterci arguzia e spirito pratico. Perfetto anche questo step superato brillantemente. Mi piacciono ancora di più perché sono entrate in punta di piedi e mi stanno aiutando veramente. Erano consapevoli che inizialmente avevo affidato loro un compito inferiore alle loro capacità ma non hanno lasciato intravedere delusione o distacco. Le sfrutto quindi per varie funzioni e credo che sentano l’empatia che si genera. Arrivano ad anticiparmi su problemi che non avevo evidenziato loro, ma lo hanno risolto autonomamente. Questa è una vera squadra!
E’ ora di pranzo. Andiamo tutti insieme nel tendone mensa anche con gli amministrativi del Comune. Passo a salutare le mie amiche cuoche ma la Laura in lacrime mi dice che intendono spostarla dalla palestra alla tenda. Mi dice che in palestra con i nonnini (le ne ha circa 80 anni) dorme poco ma almeno un po’ si riposa. Passa 12 ore al giorno tra cucina e pulizia della stessa. Provo a confortarla e le dico con chi parlare per esporre il problema e mi propongo di accompagnarla. Si defila e non la trovo più, ma mi riprometto di intercettarla prima di sera e perorare la sua causa. Del resto se non si agevola un minimo con qualche privilegio una signora del posto, anziana, vedova e volontaria …
Arrivano le 18 in un battibaleno, ma sono già pronte le schede per tutto domani e qualcuna già per domenica. Il comandante della Polizia Municipale, Euro, si, si chiama proprio così, può iniziare ad avvisare i cittadini ad un orario umano. Devo scappare altrimenti mi perdo il compleanno di Giada. Gliel’ho promesso. Mi sento in colpa ad abbandonare la postazione quando le squadro sono appena rientrate. Dico loro che mi lascino tutto sul mio tavolo e sabato mattina farò quello che manca. In realtà ho fatto già preparare un po’ di documentazione ad un altro volontario che ho messo sotto ed al quale ho insegnato a fare gli aggregati , le ricerche catastali, le visure e le mappe catastali da allegare e per risalire agli identificativi da scrivere nelle schede Aedes e nelle ordinanze.
Mi avvio verso Bologna e passo attraverso un territorio che avevo già visto all’andata, ma ora lo vedo da un altro punto di visita. Non solo girato di 180 ° (sto rifacendo la stessa strada ma in senso opposto) ma perché riconosco fabbricati, aziende, lesioni che per quattro giorni ho trattato sulla carta ed ora vedo dal vivo. E’ tutto diverso eppure è lo stesso territorio di 4 giorni fa. E’ tutto diverso perché per ogni casa mi viene in mente il proprietario che mi ha raccontato il suo problema, la sua casa vissuta da lui, e di contro il report delle squadre che individuano lesioni e danno il verdetto. Spesso è ordinanza di sgombero. Demolizione. Altre volete sgombero più interventi urgenti con distacco delle utenze. Insomma un dramma personale.
Poi vedo della aziende, mi ricordo le schede sulle quali scritto “urgente azienda con 200 dipendenti messi in cassa integrazione”. E qui è ancora peggio perché in base all’ordinanza e successivo decreto (74/2012) né Prot. Civile né VVF possono fare sopralluoghi e dare l’agibilità/fruibilità per fare ripartire le attività indipendentemente dal danno subito.
Poi ancora altre aziende di imprenditori che si sono presentati di persona e che ho contattato per informarli appena uscita la sintesi del Decreto.
E’ proprio vero che quando conosci le cose da un altro punto di vista, cambiano la fisionomia la forma , il peso e la consistenza.
Arrivo a casa. Giada mi salta al collo ed è felice che non l’abbia tradita della promessa di esserci. Mia moglie mi riferisce invece che Greta, nel pomeriggio, non vedendomi da molto tempo ha detto : Papà no bene a Gheta. Tradotto, Papà non vuole bene a Greta. Attenzione, non ha detto io non voglio bene a papà, ma il contrario. Si è sentita abbandonata. Infatti quando mi vede non mi considera, continua a fare le sue cose. Mi sento una merdaccia, ma provo a stuzzicarla, provo a giocare, la bacio, ma niente da fare. Dopo un’oretta le cose tornano quasi a posto ed inizia a gironzolarmi intorno finché non mi salta sulla pancia e fa un po’ il cavallo. Chissà domattina quando non mi vedrà?
Porto tutti i bimbi invitati alla festa nel vicino boschetto, all’interno del parco dei Gessi, a vedere le lucciole. Per bimbi di città queste esperienze sono avventure da raccontare e sono tutti eccitatissimi.
Finalmente è finita la giornata, una doccia e vado a letto, nel mio letto.
Il pensiero corre verso San Prospero, a quello che c’è da fare domani, ai disagi, ai problemi di tutti quelli che si sono presentati e a Laura… dove avrà dormito ?

10 giugno h 22 circa
Quinto ed ultimo giorno di campo (sesto considerando la preparazione e briefing al Dicomac).
Sveglia alle 6,20. Stavo dormendo benissimo dopo una notte movimentata e nella quale non ho dormito per oltre un’ora. L’ho sfruttata per scrivere del quarto giorno.
Parto da casa in un sabato mattina uggioso, che non sono neanche le 6,45. Mi prendo dietro un pacchetto di biscotti ed un succo di frutta che consumo in macchina mentre viaggio per non perdere tempo. Ho i tempi strettissimi perché devo far partire le squadre dei VVF e Aedes e se vengono a ritirare le schede senza che abbia spiegato alcune cose e qualche caso umano da visitare obbligatoriamente potrei non essere efficace come vorrei e tradire la speranza che gli stessi richiedenti con grande umiltà mi hanno chiesto. Alle 8 in punto sono già sulla mia postazione di lavoro. Elena è già sul lavoro da qualche ora. Preparo alcuni allegati per gli Aedes. Arrivano via via le squadre ed inizia la rumba. In un attimo in cui non ci sono cittadini da ricevere riesco a pubblicare il diario di ieri. Qualcuno mi fa notare che non si è capito chi sia Laura. Effettivamente non l’ho scritto. E’ la mia amica cuoca 80enne.
Già a metà mattina si vede che il numero di istanze presentate è sensibilmente calato. Forse oggi riusciamo a fare una patta. Nel senso che ne entrano un numero pari ai sopralluoghi che riusciamo a fare. Nei giorni scorsi il rapporto era circa 3 a 1. Se continuasse come in prevedenza non potremmo mai farli tutti. Era evidente che prima o poi dovessero calare le richieste, ma questo non accadeva.
Arriva un cittadino che chiede un intervento urgentissimo. E’ importantissimo, riguarda un lampione. Fa fatica a spiegarsi, chiede di precipitarsi. Mi immagino che si stia abbattendo sul campo tende e che possa fare una strage. Dopo qualche mia domanda si capisce. Non funziona la lampada e lui quando rientra in casa non riesce ad infilare la chiave nella toppa. Sono questi i veri problemi. Provo a fargli capire che c’è gente fuori casa, che sono meno fortunati e che faremo l’intervento ma non immediatamente. Secondo lui sono un insensibile che non si preoccupa dei problemi della gente !!! Pazienza, non si possono accontentare tutti.
Pranziamo in mensa e ci prendiamo un caffè al bar a fianco del campo che ha riaperto da poco. Oggi non ho le scarpe infortunistiche, che non mi servivano, ma una comoda scarpa sportiva. La suola più morbida ma fa sentire vibrare il solaio con continuità. E’ un’altra piccola scossa. Forse erano meglio gli scarponi che non mi facevano sentire nulla !
Nel pomeriggio vengono i cittadini che hanno ricevuto le ordinanze di sgombero o di inagibilità per chiedere spiegazioni.
Passa veloce il tempo ed inizio a vedere la fine del mio contributo. E’ una meta anche se mi sento in colpa per lasciare sguarnito il COC. Non ho avuto conferme di avere un cambio e girano notizie che in parecchi Comuni stanno chiudendo i COC perché i Comuni sono tornati autonomi e funzionali. Credo che per questa realtà sia presto ultimare il supporto amministrativo e tecnico della Prot. Civile lasciando solo le squadre a fare il sopralluogo. La mia è solo una considerazione soggettiva e non una critica.
Ci avviamo a finire la giornata con il ritorno delle squadre. Preparo gli allegati che mancavano con estrema difficoltà per individuare il fabbricato lesionato. L’istanza è stata presentata dal proprietario che però non risulta in catasto e con un indirizzo del tipo via Pinco Pallo senza civico, dopo il bosco! E io come lo trovo ? Non conosco il territorio è come cercare un ago nel pagliaio. Chiedendo ai locali, incrociando dati con l’anagrafe, riesco a trovare il necessario. Mezzora solo per questo. Normalmente ne faccio 30-40 al giorno. Se fosse così per tutti sarebbe ingestibile.
Finiamo la giornata, foto ricordo con le squadre Aedes, il comandante della Polizia Municipale ed Elena. Il clima è rilassato e scherzoso. Qualcuno prende in prestito la fascia del Sindaco ed il confalone. C’è chi si mette il casco anche se non serve, ma fa molto terremoto.
Recupero le lenzuola dalla tenda e libero il posto, registrando la mia uscita dal campo.
Elena ed altri del Comune mi chiedono come faranno da domani, ma li rincuoro dicendo che anche prima del mio arrivo erano operativi.
Mi ero portato dietro il computer ed il necessario per montare un film di un giro in mountain bike fatto sul lago di Garda qualche settimana fa. Nella precedente esperienza si finiva di lavorare alle 19 circa e alla sera non si sapeva cosa fare. Erano però passati 3 medi dal terremoto e tutto era già pianificato. La macchina già rodata che bastava mantenerla in efficienza. In questa occasione invece la macchina era da costruire e non c’è stato neanche una attimo di respiro. Quindi anche il mitico gruppo dei Kattivi aspetterà per la visione delle avventure in mtb.
Clara di una squadra Aedes mi dice: Si vede che sei abituato a gestire emergenze. Non capisco la domanda e chiedo chiarimenti. Spiega che trasmetto sicurezza ed disposizioni chiare, coerenti ed efficaci ma in estrema serenità. E’ convinta che io sia dipendente della Prot. Civile ed il mio lavoro sia passare da un terremoto ad un alluvione o altra emergenza. Mi stimo ma quando le dico che non è così e che faccio tuttaltro rimane stupita. Non vivendo a contatto con le squadre Aedes che durante il giorno sono a fare sopralluoghi ed alla notte vanno in un alberghetto a qualche decina di chilometri, non c’era mai stata occasione di parlare di qualcosa oltre agli aspetti tecnici dei sopralluoghi.
Saluto tutti e li ringrazio per la bella esperienza e soprattutto per la loro collaborazione in particolare alle squadre Aedes che sono professionisti come me e che hanno donato tempo energie, nonché benzina per recarsi a San Prospero e per fare i sopralluoghi.
Taglio il braccialetto giallo al polso e sono fuori.
Mentre torno verso casa, con tutta la stanchezza che inizia a farsi sentire, ho la conferma che sono fortunato e donare sei giorni super intensi di energie e tempo è stato un onore. Anche la mia famiglia è stata un po’ volontaria sopportando la mia assenza ed il ringraziamento particolare va a mia moglie che mi appoggia nelle scelte e le condivide.
Grazie a tutti per avermi sopportato in queste lunghe descrizioni e l’unica cosa che posso avere la pretesa di insegnare (ma lo dicevo da anni) è : Risparmiate sulla vasca idromassaggio o sulle piastrelle firmate ma non sulla struttura e sul modo di costruire anche se rimane tutto sotto l’intonaco e non si vede !!!
