CATEGORIA - L'intervento del Presidente Dainesi all'Assemblea dei Presidenti (17-18 otttobre 2011)
Pubblicato il: 13/12/2011
Alla vigilia di una nuova Assemblea dei Presidenti dei Collegi d'Italia pubblichiamo il testo dell'intervento svolto dal Presidente Stefano DAINESI il 17/18 ottobre scorsi in cui, a fronte di una lucida analisi della situazione economica e sociale del mondo delle professioni, che da un lato richiede legislativamente ma d'altro canto realisticamente impone la riscrittura delle regole, suggerisce un modo di procedere nuovo e condiviso, chiedendo la convocazione di un Congresso Nazionale da cui, "traducendo i principi filosofici della professione in proposte di ordinamento", scrivere la Carta dei principi del Geometra per garantire il futuro nostro e delle prossime generazioni.
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Intervento del Presidente DAINESI all’Assemblea dei Presidenti di Collegio
Roma - 17/18 ottobre 2011
PRINCIPI MORALI PER LE NUOVE PROFESSIONI INTELLETTUALI
C’E’ TROPPO PASSATO NEL NOSTRO FUTURO:
NON DIMENTICHIAMO, MA GUARDIAMO OLTRE!
La portata delle ricorrenti e repentine trasformazioni sociali, culturali e tecnologiche esige il continuo rinnovamento dell’ESSERE professionista o, meglio, dell’ESSERE cittadino-lavoratore. Questa constatazione si concilia con l’impellente esigenza di rinnovamento, più che della riforma o del riordino, della legislazione in generale e dell’ordinamento professionale in particolare.
Non è solo preparare una parziale revisione ordinamentale che diviene, anzi è, urgente; né l’urgenza deriva solo dalla necessità di rispondere al contenuto dei decreti estivi per quanto riguarda le professioni; è invece improrogabile, per quanto emerge dal lavoro e dal confronto quotidiani, la totale riscrittura dei fondamenti giuridici e procedurali della nostra professione, se possibile insieme a quella complessiva degli Ordini, altrimenti e nello specifico nel nostro settore.
Sono ormai troppe le difficoltà che affliggono tutti i professionisti ed è indifferibile dare una risposta alle nuove generazioni, che chiedono certezza di competenze, prospettiva di sviluppo economico, sostegno culturale e formativo, novità e chiarezza nella prassi e nell’assetto professionale.
La sfida si può vincere solo con uno sforzo collettivo, che veda unite famiglie e scuola, amministrazione pubblica e politica, professionisti e mondo del lavoro. Ma ognuno deve fare la propria parte e intanto, per cominciare a percorrere la strada giusta, ripensiamo e riscriviamo NOI le regole e chiediamo fermamente – pretendiamo - la loro approvazione in tempi brevi: daremo così impulso e rinnovamento alla nostra professione e fiducia a tutti i nostri colleghi, attuali e futuri.
Abbiamo il diritto di pensare al futuro; a un futuro non ancorato al passato, ma proiettato verso nuovi orizzonti. E il mondo politico e il Governo hanno il dovere di non ostacolare questo diritto e di prendersi CURA dei professionisti.
È bene eliminare ogni equivoco: i professionisti, in un sistema come quello italiano e che ha mostrato la crisi della tenuta dell’occupazione tradizionale, imperniata sul rapporto di lavoro a tempo indeterminato, rappresentano una risorsa insostituibile che non può essere confusa con le proposte di asservimento di pseudo-dipendenza, con molti doveri e pochi diritti, spesso pretesa dal mondo imprenditoriale. I professionisti, per vocazione e natura e (perché no) per esigenza di mantenimento del ruolo e della capacità lavorativa, sono soggetti indipendenti, responsabili, capaci, aggiornati e in definitiva ”unici”.
Una possibile chiave di lettura sulla salvaguardia della nostra peculiarità può essere ricondotta alla definizione filosofica di pretendere di ricevere e intenzione di dare CURA (ovviamente “da” e “a” soggetti diversi) ciò che è un aspetto della vita costituito da una dimensione cognitiva (quindi organizzativa) e affettiva, che si conclude in un'azione; prevede una relazione tra due (o più) attori, ma non si riduce ad essa; ha come fine il benessere di chi viene curato, ma tutti coloro che vi sono coinvolti imparano qualcosa nel lavoro di cura; richiede chiarezza delle posizioni degli attori in gioco; implica coscienza di sé; è indispensabile per la vita di ciascuno.
Tale concetto va inteso come “prendersi cura”, come “occuparsi di” qualcuno, o “avere cuore e premura”; oggi noi, dirigenti di categoria, politici, amministratori pubblici e imprenditori, dobbiamo riprendere il filo di tutto questo, in senso metaforico e reale, singolo e collettivo.
Strettamente associato è il concetto di BENESSERE, che al suo interno ne include molti altri, fra i quali individuazione (cioè il divenire individuo, prendere coscienza di sé), creatività, autonomia, responsabilità, salute (sia fisica sia psichica), piacere di fare. Tutti questi aspetti possono essere inclusi nell'idea di benessere, e rappresentano il fine della CURA, nella sua piena accezione positiva.
Altro concetto da tener presente è quello di ATTIVITÀ, aspetto valido per tutti gli attori in gioco. L'essere attivi, da parte di chi ha compiti direttivi e autorità politica, implica l'automonitoraggio, la riflessione, la capacità di cogliere segnali, la lungimiranza, la coscienza di sé, e la messa in atto - con responsabilità e consapevolezza - dei comportamenti e delle azioni che un lavoro efficace richiede.
Da parte di chi attende risposte l'essere attivi è, in un certo senso, parte del benessere, e quindi il risultato di una CURA efficace. Che deriva dalla sensibilità del curante verso i bisogni di chi è curato, senza andare oltre. Ciò significa che il curante rispetta la persona di cui si occupa, così com'è, e rispetta il sentimento che prova mentre fa qualcosa, il suo “ritmo” (e questo ritmo oggi è frenetico, per non essere travolti dal tempo; noi siamo abituati, contiamo che lo siano anche gli altri…).
Solo se tutti gli attori coinvolti in un lavoro di cura sono attivi, è possibile una relazione di scambio reciproco e bidirezionale.
Un elemento importante è l’ESPERIENZA: anche questo concetto racchiude in sé molti aspetti, tra cui la formazione (professionale o meno), l'adattamento alle situazioni, la saggezza (nonché la capacità di usare la conoscenza disponibile per il proprio e altrui benessere), la familiarità rispetto alle situazioni, quindi anche gli automatismi, l'apprendimento delle strategie per far fronte alle frustrazioni insorgenti dalle attività intraprese, ma anche modi per trovare soddisfazione nelle stesse e la capacità di sorprendersi sempre.
In generale, la conoscenza esperienziale è quel tipo di conoscenza che si alimenta dalla vita quotidiana, che porta con sé un elemento di criticità, e che conduce alla spontaneità, alla fiducia in sé per le attività che vengono svolte.
Ultima annotazione; il rispetto delle DIFFERENZE, che è l’elemento da cui il lavoro trae la sua efficacia. Questo termine si riferisce soprattutto alle posizioni degli attori in gioco, e alla loro presumibile verticalità (non gerarchica). Le differenze sono, inoltre, anche quelle culturali e sociali, che devono essere prese in considerazione nel progetto delle nostre professioni, poiché non è nel superamento delle differenze, o nell'accentuazione di esse che consiste un intervento efficace, ma è definendo tali differenze che è possibile instaurare la relazione affinché possa esserci scambio proficuo (evidente è la necessità di risolvere, anche attraverso questi riferimenti concettuali, la situazione conflittuale delle competenze, rispetto alle diverse formazioni scolastiche e ai vari livelli di titolo accademico).
…e le nuove professioni intellettuali, che ormai sono “reali” (perché vissute ogni giorno in modo nuovo e concreto dagli stessi professionisti), ma non sono ancora istituzionali (e qui nasce il conflitto sociale, sostenuto da formalismi e pregiudizi di vecchio stampo), dovranno rispettare questi criteri, che non dobbiamo avere la pretesa di imporre, ma che dobbiamo richiamare affinché vengano condivisi ed esplicitati dal legislatore per quella riscrittura delle norme tale da fornire al cittadino, in forme chiare e riconosciute, adeguate e giuste, un ordinamento concretamente pensato per il domani, a breve e lungo termine.
Come si possono declinare, in concreto e nel nostro ambito, i principi di cui sopra? (su temi quali: procedure, assetti, regole, istruzione, deontologia, competenza, formazione ecc.).
Proviamo a discuterne insieme, traducendo i principi filosofici della professione in proposte di ordinamento: questi temi e dibattiti sono perfettamente riconducibili al contesto di verifica collettiva al massimo livello.
Ecco perché chiediamo al CNGeGL la convocazione di un CONGRESSO NAZIONALE che affronti al più presto queste tematiche e, attraverso le tesi e le mozioni congressuali, metta a disposizione le risultanze ad ogni politico che voglia essere, in questi tempi così complicati e perciò interessanti e fondamentali, protagonista lungimirante e vero difensore dell’interesse comune.
Occorre, in definitiva, porre le basi - nel breve volgere dei prossimi mesi - della “carta dei principi” del Geometra, per contribuire a formare quella più generale delle nuove professioni intellettuali e garantire il FUTURO nostro e delle prossime generazioni.